Le stranezze di Puma Punku e Tiahuanaco

In Bolivia vi è un sito archeologico che rappresenta a pieno la mancanza di importanti tasselli nella nostra concezione della storia.

Si tratta del sito di Tiahuanaco e del sito vicino chiamato Puma Punku, la Porta del Puma in lingua Aymara.

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Il sito archeologico è avvolto nel pieno mistero, vista l’assenza di identificazione dei costruttori del luogo, della sua datazione e della tecnica di costruzione.

Una parte dell’archeologia tradizionale ha provato ad imputare agli antenati della popolazione presente nella zona la costruzione delle strutture. Tuttavia il popolo che viveva in quei luoghi non conosceva la scrittura e utilizzava solamente utensili di ossa e legno.

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Secondo gli studi di un professore dell’Università del Texas, Jason Yaeger, il complesso fu trovato abbandonato già dagli Incas nel 1470. Nell’arco di tutto il XX secolo si sono avvicendate varie datazioni diverse.
Una teoria utilizza la posizione dell’osservatorio astronomico costruito dai misteriosi costruttori: secondo i primi calcoli la città sarebbe stata costruita 17 mila anni fa. In seguito, grazie a strumentazioni più moderne, si è risalito a un’età di circa 12 mila anni. Secondo altri studi invece il complesso sarebbe databile attorno al 600-700 a.C.

Ci sono vari elementi inspiegabili nel sito archeologico.

Le pietre di Tiahuanaco sono blocchi di andesite che raggiungono le 130 tonnellate, trasportati da una distanza di circa 60 miglia (96 kilometri) a un’altitudine di 4 mila metri. Tale altezza è superiore alla linea naturale degli alberi il che significa che non crescono alberi; ciò significa che non è possibile fosse stata utilizzata una strada di tronchi sui quali far rotolare le pietre lavorate, sempre che questa tecnica sia effettivamente funzionale.

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Le pietre sono intagliate in maniera estremamente precisa e tecnica (non decorazione) tale da creare fori e scanalature precisissimi. Sono presenti infatti solchi di pochi millimetri, che mantengono la stessa precisissima distanza dall’inizio alla fine dei monoliti e intervallate da fori equidistanti ed equiprofondi. Al giorno d’oggi queste lavorazioni sarebbero possibili solo con strumenti particolari con punta di diamante o a laser e comunque non ne sarebbe garantita la riuscita perfetta.

Vi sono inoltre le cosiddette pietre “H”, una serie di pietre di dimensioni uguali al millimetro che possono essere unite ad incastro e senza malte. Ad aggiungere tasselli al mistero delle pietre di Tiahuanaco c’è anche il magnetismo: gli studiosi hanno scoperto che inserendo la bussola in diversi fori presenti nelle pietre cambia la direzione in cui viene indicato il nord.

Secondo gli studiosi l’antica Tiahuanaco era un tempo il centro di una civiltà di oltre 40,000 abitanti, scomparsa nel nulla prima del 1400 e della quale non si sia mai sentito parlare.

Nel suo complesso alcune pareti presentano una serie di teste e facce che mostrano diverse etnie (secondo alcuni studiosi “tutte le razze dell’essere umano”): sono presenti persone con turbante, persone dal naso largo, persone dal naso stretto, con labbra carnose e con labbra fine, esseri con il cranio allungato e statue particolarmente inusuali e totalmente assenti nell’area, che richiamano i Moai dell’Isola di Pasqua.

Un’altro ritrovamento curioso del sito di Tihuanaco è il vaso conosciuto come Fuente Magna: si tratta di un vaso con inscrizioni cuneiformi sumere e geogrifici pre-sumerici.

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A Puma Punku è presente ovviamente la Porta del Puma, il simbolo dell’incontro tra gli antichi abitanti della zona e il popolo del cielo. Quando i conquistadores arrivarono venne detto loro dalla popolazione autoctona che il sito era stato “costruito dagli dei antichi in una sola notte”.

In particolare vi è celebrata la venuta di Viracocha, essere che era sceso dal cielo insieme al suo popolo; avrebbe poi affidato ad ognuno dei suoi seguaci un popolo della terra da amministrare in suo nome, come governatori. Essi erano definiti, in maniera interessante, “vigilanti”.
La cosa è interessante perchè si tratta della stessa storia descritta dai testi Sumeri, dall’Antico Testamento e da altre civiltà antiche. Gli stessi dei greci erano chiamati “vigilanti”.

La cosa è curiosa perchè crea un ulteriore collegamento tra culture lontanissime dal punto di vista geografico.

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