Preferenze – McGrady e Magritte

In generale mi ritrovo raramente ad avere preferenze stabili in qualcosa: il mio libro preferito, la mia canzone preferita, il mio film preferito..sono tutte cose che cambiano in continuazione.
Ma ci sono state, finora, due situazioni in cui non ho ancora aggiornato il mio “preferito”, ed entrambe hanno in parte condizionato o evidenziato, per me, ciò che sono oggi.

Non posso dire di essere cambiato o di essermi accorto di parti di me solo grazie a loro, ma sono aspetti che, riflettendoci oggi durante la passeggiata con la belva Roy, hanno avuto un minimo di impatto sottocutaneo che forse ho sottovalutato per molti anni.

Tracy McGrady
Tra quelli che mi conoscono, quasi tutti sanno della mia passione per Tracy McGrady.
Sono venuto a conoscenza della sua esistenza nel 2003, quindi in terza media. A quel tempo c’era un pò di NBA su tele+ (che avevano solo i miei nonni), internet aveva una tariffa al minuto e quindi, per me, la NBA era una cosa molto vaga, supereroi di cui avevo solo sentito parlare.
Le uniche mie esperienze, racconti esclusi, sul basket americano erano stati due videogames (NBA Live 2000 ed NBA Live 2003) e l’All Star Game trasmesso su Italia 1 con telecronaca in solitaria di Guido Bagatta (“State tranquilli tanto Guido io”). Ed è lì che mi innamorai di un giocatore degli Orlando Magic: Tracy Lamar McGrady.
Quell’All Star Game, il più bello degli ultimi 15 anni nonchè l’ultimo di Michael Jordan, fu una tappa miliare della mia evoluzione cestistica: Jason Kidd e Steve Nash, Duncan e Garnett, Pierce e Bryant, Marbury, Jordan, Iverson, Shaq e Yao, Dirk..insomma, c’erano tutti. E c’era lui, T-Mac, di cui per anni quella fu l’unica partita che vidi. Mi condizionò in una maniera più profonda di quello che pensassi.
Non posso dire che in 3a media io fossi particolarmente cosciente di ciò che facevo in campo, ma quella partita cambiò molte cose incluso il mio approccio alla pallacanestro in senso offensivo. Chi ha giocato con (o contro di me) sa che McGrady per moltissimi versi è l’antitesi di quello che sono io. Eppure ci sono aspetti di lui che mi sono entrati dentro, due su tutti: il tiro da 3 e la flemma.
In realtà essi vennero fuori solo l’anno successivo, quando da Livio Consonni passai sotto Bepi Gallini e per certi versi giocai una delle due migliori stagioni junior. Quell’anno posso dire che sbocciò Ricky Truccolo, con 3 anni di ritardo su Piazza, ma sbocciò anche il mio gioco. Divenni cosciente di ciò che facevo in attacco, iniziando a emulare due situazioni: l’uno contro uno che vedevo giocare ai giocatori su NBA Live 2003 (momento di svolta dei videogiochi di basket) e il tiro da tre senza ritmo e da 1/2 metri dalla linea da 3 (prima del suo allontanamento).
L’altro aspetto che entrò a far parte del mio gioco è la flemma: poco sapevo del fatto che T-Mac in realtà fosse super esplosivo, io lo vedevo camminare e tirare all’improvviso. E la cosa mi piacque moltissimo. Non ero un atletone, ma sicuramente non ero il bradipo che sono diventato poi. Anzi, alle medie nelle gare di velocità non facevo proprio schifo e avevo anche vinto il salto in alto delle scuole, quindi qualche dote atletica coltivabile c’era. Vedere che invece quello che per me era il più forte del mondo camminasse e facesse comunque la differenza mi portò ad emulare la cosa. Ho iniziato a giocare da fermo, a usare la flemma, a evitare di utilizzare il 100% della mia atleticità che, così, è andata perdendosi fino al punto in cui, diventata scarsissima, è diventata una vergogna tale da non farmela usare per non mostrare quanto poca fosse. Così nessuno avrebbe potuto dire che ero lento perchè, semplicemente, non scattavo.

Magritte
Il secondo preferito, più difficile da sostituire rispetto a T-Mac, è un quadro di Magritte visto durante una gita alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia.
Sinceramente non sono mai stato un amatore dei dipinti, preferendo i disegni. Ma in quel dipinto c’era qualcosa che mi aveva colpito profondamente, facendo trasparire un aspetto di me che all’epoca non avevo pienamente riconosciuto, anche se si presentava pure sotto altre forme.
Si tratta dell’Impero delle Luci.
limperodelleluci
Che cosa mi colpì? Un realismo fotografico per mostrare una situazione paradossale.
Il dipinto (in realtà ce ne sono varie versioni) rappresenta una casa con un lampione. La casa è avvolta nella notte, illuminata solo dalla lampada, mentre il cielo è diurno, azzurro e luminoso.
Malgrado nelle immagini del quadro che si trovano online non si noti molto, il dipinto è davvero realistico, quasi una fotografia dal forte contrasto e molto saturata nella parte notturna e a me, onestamente, piacciono dipinti e disegni quando sono realistici.
Ma il realistico che ricerco è subito posto in contraddizione dalla situazione paradossale della luminosità, che è l’elemento centrale sia estetico (la lampada) che tematico (l’impero delle luci che governa sia il giorno che la notte). Questa presenza simultanea di giorno e notte è ovviamente contrastante con il realismo, eppure non nel reale che piace a me: non mi interessa che una cosa sia come la vediamo qui, con i nostri occhi, nella nostra realtà, ma mi interessa che, dati certi principi diversi, sia come sarebbe. Questo include un universo in cui possa coesistere giorno e notte, in cui molte cose siano possibili oltre a quelle che pensiamo noi.
Ed è proprio questo ad affascinarmi: la presenza di un reale che non è coerente con la mia esperienza, ma non è meno reale di quello che vivo; l’esistenza di mondi, universi, vite in cui tutto funzioni in maniera diversa da qui, in cui contraddizioni o ossimori della nostra realtà siano la quotidianità e, al contrario, i nostri assiomi siano assurdi.
Questo mi piace dell’Impero delle Luci, insieme al suo nome che, facendo il palio con “il Ministro dei Temporali” di De Andrè, richiamano già da sè a mitologie, realtà parallele ma con tutti i diritti di esistere al pari di quella di cui facciamo esperienza noi.

Concludendo..
I due discorsi, T-Mac e Magritte, sono molto diversi tra loro. Allora qual è il collegamento? Semplicemente sono comparsi insieme, nella mia mente, mentre passeggiavo dopo pranzo e penso che questo sia sufficiente a dare loro i privilegi d’esistere e d’essere espressi.
Cosa si potrebbe trarre da tutto ciò? Tante cose, ognuna collegata alla propria esperienza personale. Si può trarre cose scontate come “una persona in vista, un vip, ha una responsabilità circa quello che fa perché influenza altre vite”, ma non solo lui, tutti noi siamo un riferimento di comportamento per qualcuno.
Si potrebbe dire che dietro ogni situazione di ogni persona c’è una storia, dietro una preferenza, un gusto, o un disgusto, c’è qualcosa di più profondo che scorre in quella persona, una dinamica che non conosciamo e che lei stessa, probabilmente, non conosce.
Insomma, si può fare i discorsi che si vuole, e qualunque discorso possa nascere, espresso o inespresso, vocale, scritto o mentale nell’intimità della vostra testa, è sempre un traguardo di cui esser felici.

TLDR
T-Mac ha condizionato molto il mio gioco e la mia persona in un modo inconscio, sia per lui che per me.
Magritte ha espresso tramite “L’Impero delle Luci” moltissime cose, sensazioni, che hanno fatto trasparire certe parti di me.

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