Allontanamento, ricordi, riunione

Dio solo sa quando iniziò tutto. Quello che so è il momento in cui le cose iniziarono a diventare chiare.
Mi ricordo il momento preciso in cui qualcosa cambiò, si mostrò, mi fece collegare i punti, o almeno i punti che riesco a vedere.

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Ci fu qualche altro passo, qualche altro piccolo evento, qualche bagliore o trasparenza involontaria o volontaria, ma diciamo che fu quel momento a farmi accedere a qualcosa in più, che dovrebbe darmi nuova forza e che ogni tanto me la da anche.

Solo a posteriori ho capito il pattern, il punto in comune che avevano quei momenti in cui le emozioni avevano la meglio, o il motivo per la mia perenne indecisione in certe particolari situazioni di aut aut, o in tutte.

Ci sono due precise circostanze in cui le mie ghiandole lacrimali vincono: allontanamento e riunione.
In ogni film l’allontanamento e la riunione sono contesti che mi portano a lottare con le mie emozioni e, spesso, ad abbandonarmi ad esse.

La morte di Massimo nel Gladiatore, che torna dalla sua famiglia, la partenza di Cooper in Interstellar, il suo incontro con Murphy poco prima del finale, Boromir che solo in punto di morte si accorge di come lui ed Aragorn siano legati e siano fratelli, entrambi figli di Gondor. Tutte queste situazioni mi hanno commosso la prima volta, la seconda, la terza..e continuano ancora, ogni volta che le vedo. Certo, sono scene emotive in generale, ma queste in particolare mi sopraffanno in una maniera che non riesco a contrastare.

Un pomeriggio, lo scorso autunno, stavo sul letto ad ascoltare una canzone scelta come colonna di sottofondo per l’intervista di Mungi e lì mi colpì, e andò oltre, e mosse qualcosa e lo mostrò anche.
esseri-di-luce-579Dei flash, delle immagini luminose in cui sagome avvolte nella luce, forse emananti luce loro stesse, mi salutavano, mi dicevano arrivederci mentre io partivo per una missione e chissà quanto sarebbe durata. E sarei stato incosciente, non avrei ricordato nulla fino alla fine della stessa. Questo era il groviglio di sensazioni che mi entravano dentro, mi allontanavo dalla mia famiglia per qualcosa che me l’avrebbe fatta dimenticare, e quel qualcosa sarebbe durato..pff..migliaia o milioni di anni, un tempo sterminato che però aveva un significato relativo, quasi di una spirale in cui mi immergessi volontariamente ma all’infuori del quale esisteva una vita, la mia vita.

E mentre questi flash si accavallavano di fronte ai miei occhi, risvegliati, sbloccati da questa musica, non riuscii a trattenere un pianto incontrollato.

Quando, nei giorni, settimane, mesi successivi ebbi occasione di ripensarci, iniziai a ricollegare i punti (quelli che vedevo, come ho detto): la mia difficoltà nell’abbandonare, la mia necessità di salutare in maniera concentrata il giovane Roy, o di salutare più volte mia mamma prima di andare a basket, di cercare di creare un ricordo, e spesso un “ci vediamo dopo”. Qui anche la mia difficoltà nel fare scelte che mi allontanano da situazioni, o la paura di perdere determinate condizioni, amicizie, rapporti, equilibri.
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Allo stesso tempo però quei flash mi hanno dato una sicurezza, una visione del fatto che non devo aver paura di niente, che tutto ciò che affronto è molto più leggero, molto più semplice di quello che sembra a me da dentro, da questa condizione; che in realtà sono in grado di superare ogni situazione, di assorbirla e di non farmi demoralizzare da essa. Di mantenere un equilibrio, una coscienza di ciò che sono, di ciò che posso essere e di ciò che so essere vero.

E’ stata solo una sbirciatina, questa consapevolezza non è continua, ma ogni tanto ritornarci e cercare di prolungarne gli effetti è sicuramente un obiettivo a breve termine che voglio raggiungere.

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