Definire sé stessi – Winona Ryder

Su Facebook è comparsa una intervista del 1999 a Winona Ryder.
Raramente la gente si sofferma a guardare interviste o video più lunghi di 1-2 minuti, però quando qualcuno posta un’intervista, sapendo quindi di chiedere uno sforzo agli amici che la noteranno, significa che in quell’intervista c’è qualcosa che vuole comunicare e che ha bisogno di condividere con gli altri, sapendo che pochi o nessuno la baderanno comunque. Perchè nelle interviste, oltre a mostrare un rapporto più intimo con la celebrità in questione, si comunica che quella celebrità, o meglio la persona dietro la celebrità, è una parte di sè, di come si è o di come si vorrebbe essere, anche se solo parzialmente. Almeno così la vivo io.

Così quando ho visto quest’intervista, postata da più di 3 ore e senza nessun mi piace nè commento ho pensato, come si diceva in un film (o era un sogno?): “se non mi fermo io, chi lo farà?”. E non solo, ho pensato che se per la persona che ha fatto lo sforzo di postarla, sapendo che sarebbe stata trascurata, era così importante, valeva la pena quanto meno esplorarne un pò di contenuto. Una parte di me si è immedesimata, quando ho pensato a tutti i video per me importanti, a tutti i messaggi non colti non solo su facebook, ma anche tramite regali, libri, frasi, non ho potuto non dare una chance a questo comunicato.

Il video ha avuto la fortuna di ritardare la mia doccia di giusto 10 minuti, la durata delle due parti dell’intervista; e venendo prima della doccia, è stato chiaramente la principale ispirazione dei miei pensieri sott’acqua.

Winona racconta di come la sua immagine pubblica di quel momento, apice della sua carriera cinematografica, fosse completamente scostata rispetto a quella che percepiva lei dall’interno. Di come in realtà si sentisse sola, estranea, alienata in un mondo che la definiva come la ragazza più fortunata del mondo. E questo era un enorme conflitto dentro di lei perchè sapeva di essere fortunata a fare l’attrice ma allo stesso tempo era probabilmente il periodo più solitario e duro della sua vita personale.

E vi dico, questa cosa per me non ha diminuito il suo fascino: trovo la gente un pò tormentata, che sembra nasconda una realtà al suo interno, che cerca la solitudine e si innamora di animali e paesaggi e arte e altre epoche sicuramente interessante, e probabilmente è anche parte del messaggio.

Ma il punto centrale è la storia di Winona e della sua reazione.

All’inizio non voleva passare per pazza, non voleva che la gente che conosceva sapesse che c’era un problema e che le persone attorno a lei sapessero di ciò che provava. Quindi questo conflitto, che molti provano in generale anche senza essere delle star cinematografiche, la stava facendo impazzire ancora di più: l’immagine pubblica sua (ma anche nostra) è diversa da quella privata ed intima. E, allargando il discorso, tutti abbiamo bisogno di uno spazio e un contesto in cui poterla esprimere, senza maschere, senza dover pensare a come essere accettati, a non creare conflitti, ma semplicemente essere noi stessi e stare con i nostri simili.

Winona a un certo punto però decide di reagire alla situazione, il modo in cui decide di farlo è davvero ispirante, almeno per me:
decide di non lasciare che questo umore, che la depressione che stava vivendo, la definisse.
Si stufa di essere depressa, si stufa di perdonare e giustificare sè stessa per la situazione e di imporre ciò che lei vuole essere e non lasciare, pigramente, che sia la situazione a definire chi lei fosse.
Riconosce che ciò che provava era una prova, che era una circostanza che lei poteva superare e che doveva superare per evolvere, che sentirsi depressi non è l’unico modo di sentirsi vivi ed essere interessanti, che si poteva essere vivi anche in uno spazio gioioso e positivo.
Ed è qui che arriva alla consapevolezza di essere a un’età in cui non ha alcuna scusa, in cui è lei a dover decidere, definire e plasmare sè stessa.

Questi ultimi due sono messaggi importanti secondo me: non importa cosa tu abbia passato, non importa in che modo sia stato cresciuto o cosa te abbia dovuto affrontare, te sei responsabile di ciò che sei. Se ti senti consapevole, sei te a decidere con che tipo di mentalità, di “attitude” vuoi affrontare le cose.
E se le affronti in maniera positiva, con equilibrio e con gioia non ci sono fattori esterni che possano trasformarti in ciò che te non sei e che non vuoi essere.

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