Passo dopo passo

beach

Non tutti i giorni ultimamente sono stati positivi.
Se guardo all’oggettività degli eventi che ho vissuto, piccoli o grandi che siano, dallo scorso weekend ad oggi non direi che sia stato il massimo.
Però c’è qualcosa in me, da un po’ di tempo, che mi tiene più orientato verso il buon umore.

Ci son state nell’ultimo anno / anno e mezzo diverse prove tecniche a riguardo: non son sempre riuscito a dare continuità e ancora ora ho i miei momenti, tuttavia mi sento bene.
Ho pensato per un buon periodo che quando sei triste sia più facile agguantare le piccole cose, azzerarti e sentirti in comunione col resto. Sicuramente è la via breve ma non credo sia la via ottimale. Scoprire di poter lavorare su sé stessi per raggiungere, attraverso un atteggiamento positivo, lo stesso risultato è incoraggiante.

Seppur sia davvero difficile, almeno per me, mantenerlo, mi trovo a vivere un periodo ics in maniera favorevole e riesco a notare tanti piccoli pezzi di puzzle che mi rendono felice e mi tengono aggrappato a un buon umore molto più solido.

Uno di questi tasselli è il momento in cui mangio l’arancia, dopo pranzo. Di solito è più gratificante con un arancio bello grosso e leggermente deforme; per qualche motivo quelli più rugosi e sformati sono i più efficienti. E il sapore è solo l’ultimo dei piaceri: già prendendo il frutto in mano e tastandolo, tamburellando con le dita sul suo guscio si sente un rumore accogliente, come di un piccolo vuoto tra buccia e polpa.
Sbucciandolo poi si sente un rumore che metterei nella stessa categoria, per piacere e sentimento di calore, del caffè che sale nella moca o che riempie la tazzina. Si sente un suono di fibre che si strappano, quasi attutito dalla morbidezza stessa della copertura interna della buccia. Un rumore tranquillo, pulito, calmante al quale segue la fuoriuscita, se si fa un po’ attenzione, dell’odore del frutto. L’ultimo passaggio prima di gustarselo, per me, è quello di separare l’arancia in due metà con un dito, passando dal punto dove dovrebbe esserci il picciolo, e di strappare quel piccolo tampone bianco e morbido che passa per il centro.

arancio

Un altro è scendere a notte inoltrata per andare a prendere qualcosa da bere o da sgranocchiare e passare accanto al giovane Roy che se la dorme beato sul divano. Neanche ha la forza di muoversi se non tra mille stiracchiamenti, mi segue appena con lo sguardo assonnato finché, attratto dalla sua morbidezza, non mi avvicino e inginocchio in parte a lui. Tante volte ho provato a dirmi di non rompergli le scatole, però è più forte di me, quando vedo quegli occhioni dolci e quel bel pelo soffice e caldo devo per forza fermarmi.

Per non parlare delle passeggiate con lui, di quei momenti all’aria aperta che con l’arrivo di una temperatura più clemente si possono allungare, magari immersi in un po’ di verde appena fuori città. E il pensiero della terra quando è quasi farinosa, morbida e soffice e facile da pulire, che però lascia comunque un piccolo strato scivoloso sulle mani. Qualche momento in cui decidi di fidarti di un’ape e non ti scosti, la lasci ronzare lì intorno e senti una connessione come se entrambi sappiate che siete amici e alleati.

parco

Piccole cavolate che per anni ho tralasciato, non ho dato loro attenzione, ho vissuto con la fretta o con mezza coscienza. Ora sono queste che mi riempiono un po’ i polmoni, mi sorreggono e mi fanno dimenticare i bisticci tra me e la giornata.
O forse è il mio essere più positivo che me le fa notare, che mi rende aperto ad accoglierle.

Mi chiedo per quanto durerà questo status, quanto reggerà, per quanto il nodo che ogni tanto si scava sotto lo sterno riuscirà ad essere mitigato. Mi chiedo anche se questa positività sia qui per restare, per attirare gente buona e amorevole, per legare il mio spazio a quello di altri come l’olio che trova il modo di riunirsi all’interno di una vasca d’acqua e diventa più forte.
Mi chiedo se riuscirò, qualora si allontanasse, a farlo tornare, se magari con la pratica i tempi si allunghino fino a diventare un continuum, uno stato naturale dove non ho bisogno di spendere energia.

Una cosa che mi rincuora è che solo a fine giornata mi accorgo di aver passato qualcosa di pesante e di non averlo notato o sentito più di tanto; spesso lo vivo in uno stato di cosciente incoscienza che mi fa accettare che, alla fine, non era niente di così importante rispetto al modo in cui mi voglio sentire e all’impronta che voglio dare alla mia vita.

Voglio che, passo dopo passo, la mia giornata sia fatta di momenti positivi e intimi e di persone in grado di goderseli, senza dire niente, comunicando non con le parole ma con una sorta di telepatia emozionale il nostro apprezzamento e il nostro amore esteso.

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