Una foglia dell’albero

Questa settimana ho fatto un tatuaggio.
Non avevo mai fatto tatuaggi prima, ho cambiato spesso opinione sulle persone tatuate nel corso degli anni, ho dato tantissime letture diverse alla cosa.
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Era da anni che progettavo di fare questa esperienza e ci è voluto un bel po’ perché capissi cosa volessi a riguardo.

Per anni sono stato convinto di volermi tatuare la luna, che aveva sempre avuto un raggio magnetico che penetrava dritto dritto nella mia fantasia e nelle mie emozioni. Poi però la luna ha iniziato ad assumere anche altri significati: non era più quell’elemento che rendeva i sentimenti più intensi durante la notte, che sorvegliava la caccia in un antico mondo che da qualche parte esisteva ancora, era diventato un oggetto artificiale.

Il fatto che una cosa che era stata un caposaldo di tante mie elucubrazioni fosse cambiata nel giro di un anno mi aveva fatto dubitare di cosa veramente volessi, perché la cosa è a lungo termine.
Io ed il lungo termine non siamo mai andati molto d’accordo: fare scelte che condizionino un me futuro mi fa sempre storcere il naso per un’infinità di motivi, convinzioni e valori.

Da un po’ di tempo due frasi mi pulsavano in testa, promemoria di un credo che si è rafforzato negli anni e che è nato come esigenza in me.
Così sono partito da lì, decorare una parte di me, scriverci sopra ciò di cui sono convinto e ciò di cui mi devo sempre ricordare.

In mille situazioni, ogni giorno, ci sono cose che possono non farmi piacere, persone che possono infastidirmi, momenti che sento essere in contrasto con ciò che vorrei. Ma anziché fermarmi a lamentarmi, lasciarmi rovinare la giornata, vivere male una situazione, voglio restare concentrato, collegato su ciò che credo: siamo tutti uno, siamo tutti parte di una stessa energia, di una stessa coscienza, di una stessa famiglia, legati tutti allo stesso pianeta o universo. Ogni persona è uno spicchio della stessa torta di cui io faccio parte, forse ha un po’ più di zucchero a velo, magari un po’ meno glassa, forse ha più ripieno cremoso mentre io ho una decorazione di marzapane sulla testa: ma siamo fatti degli stessi ingredienti, siamo una stessa anima che si è divisa in una moltitudine di maschere.

Ci mettiamo alla prova a vicenda, sperimentiamo nuove battute e nuovi copioni, cerchiamo di stimolarci o di mostrarci qualcosa, una parte di noi che non conosciamo, qualcosa che ci spaventa, un particolare entusiasmante che non avevamo mai notato.
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Siamo tutti uno e devo ricordarmelo.

Da quando ho scritto questo mio credo sul braccio mi sento io cambiato per molti versi: aver fatto una decisione permanente (o quasi), aver sperimentato una situazione nuova, come un’iniziazione a un club, aver deciso di rendere visibile una piccola parte di miei ideali.

E’ insieme un nervo scoperto e un punto d’orgoglio: mi sento più coraggioso e più forte ma anche più esposto e in imbarazzo, mi sento il monaco coperto di talismani e tatuaggi magici e una persona dal petto di vetro nel quale riesci a scrutare particolari intimi.

Sento di volerlo raccontare, mi preparo discorsi, filosofie, parole importanti e poi invece un po’ mi vergogno ad esprimere ciò che esso significhi per me, come il suo concetto sia centrale in ciò che credo e in ciò che voglio diventare.

Voglio che le persone accanto alle quali passo sappiano della mia scelta, del mio schieramento, del mio cambiamento in atto, della mia missione e dell’obiettivo che mi sono posto. Voglio avere il coraggio di raccontarlo e la forza di seguirlo, di lavorare per migliorarmi. Voglio riuscire ad amare come amo me stesso, a perdonare e perdonarmi, a imparare e insegnarmi, ad essere connesso sia come ricevitore che come mittente. Voglio ricordarmi ciò che sono, una foglia dell’albero, uno spigolo cosciente di un intero dalle mille facce, che è singolo e totale nello stesso momento.

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