Essere me, essere te

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A volte penso a come sia l’esperienza degli altri durante la giornata.
Probabilmente si tratta di un problema mio, in generale analizzo troppo quello che succede, quello che sono, quello che dovrei fare o vorrei. In generale dovrei essere più fluido nell’accettare cosa mi accade e nel prendere decisioni di istinto, si tratti di persone o di situazioni, invece di fare un continuo overthinking.

Ripensando a cose che scrivevo o pensavo tanti anni fa c’è un’esperienza particolare che vorrei sapere come viene affrontata dalle altre persone: si tratta dell’ascoltare la musica.
Ultimamente il mio legame con essa è cambiato, è più emotivo rispetto a com’era prima ed è meno frenato: fino ad alcuni anni fa ascoltare musica per me significava trasportare un messaggio con le parole e spesso lasciavo in secondo piano ciò che la melodia stessa mi trasmettesse, seppur ovviamente lo percepissi.

Ora diciamo che i due aspetti si stanno un po’ più bilanciando e sto iniziando ad apprezzare di più (e nuovamente) i brani strumentali.
In un contesto in cui sto ritrovando nel passare del tempo con me, nel girare in macchina, nel fare una passeggiata un modo per ascoltarmi, snebbiare e conoscermi meglio, la musica priva di testo (o dal testo molto limitato) mi sta permettendo di abbandonarmi di più alle emozioni che mi trasmette.
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Queste emozioni si vanno ad unire con quelle della situazione che vivo nel momento dell’ascolto, che per certi versi diventa il videoclip della canzone: il viaggio in auto, la strada, gli alberi, le montagne, i miei pensieri e il mio stato d’animo. E il fatto che le parole siano limitate o assenti mi permette di descrivere io come voglio la situazione che la musica esprime: è un libro con ogni pagina bianca nella quale scrivere e disegnare un viaggio, una realtà, dei personaggi e una trama, dei colori e dei sentimenti. Come disse lo scrittore Aldous Huxley “Dopo il silenzio, la cosa che si avvicina di più ad esprimere l’inesprimibile è la musica”. Probabilmente sono io che ho bisogno di esprimere a me stesso ciò che non riesco ad esprimere a parole, né da solo né attraverso questo blog.

E’ qui che entra in gioco un desiderio che ho da anni, ma che in questo periodo si è presentato meno informe, seguendo un percorso iniziato probabilmente con alcune letture fatte l’estate scorsa o forse prima, quando avevo sognato dell’Alessandria Ritrovata: vorrei che fosse possibile decidere di trasmettere a qualcun altro ciò che si prova, ciò che si sogna, ciò che si sa, condividere sé stessi tramite le proprie emozioni ed esperienze; vorrei saper travasare contenuti vissuti da me, nel modo in cui li vivo e li sento io, a qualcun altro, poter fare uno scambio, una condivisione esatta, inspiegabile con parole o dati. Un’esperienza piena di cosa voglia dire essere me, e provare io stesso l’esperienza piena di cosa voglia dire essere l’altro.

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