Un nuovo paesaggio

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Tre settimane fa c’è stato un sabato emotivamente abbastanza turbolento. Un paio di situazioni si erano evolute in maniera molto diversa da come volevo, da come mi ero immaginato. Erano state due occasioni in cui ero entusiasta, stavo partecipando al 100%, mettendo quello che avevo sul tavolo, girandomi il film di come sarebbero state, di quanto eroico sarei stato per me e per gli altri.

E’ successa una cosa che non succedeva da tempo, o forse non era mai successa. E la cosa mi ha turbato molto e mi ha posto davanti aspetti di me che conosco senza riuscire a controllare. Raramente succede che io mi impegni in qualcosa, che sia “fully committed” verso una situazione o un progetto. Mi capita spesso di mettere entusiasmo all’inizio, un entusiasmo che di solito scema entro breve. Questa volta l’entusiasmo era rimasto alto, c’era un investimento reale da parte mia e il fatto di non riuscire a rendere come avrei voluto, come sapevo di potere, mi aveva colpito come un camion, per dirla americana.

Tanto sono preparato e preciso quando una cosa non mi importa, tanto rendo in quelle situazioni, quanto poco riesco a recapitare quando la cosa mi importa veramente, come non fossi uso ad essere bruciato dall’entusiasmo per più di un periodo iniziale.

Inoltre a volte ho avuto l’illusione che dopo diversi anni, situazioni che ho vissuto e che conosco, conoscenze maggiori delle materie e di me stesso, io fossi in grado di dominare meglio le mie emozioni. E invece devo ancora imparare a convivere con esse, ad essere meno diga e più barchetta che segue il fiume.

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Ma la cosa che mi è rimasta di più è stata che, seppur non tutti gli esiti dipendessero direttamente dalle mie azioni (anche se si può parlare del fatto che tutto dipenda, alla fine dei conti, da noi), la mia attenzione sia rimasta sulle mie percezioni. E’ stata una scelta, come tutto è una scelta, di cercare di capire, di vivere e analizzare la mia reazione alle situazioni e non quelle degli altri o i loro esiti.

Il mio focus è stato infatti posto sull’essere rimasto turbato dalle situazioni molto più di quanto preventivato, come se le mie emozioni avessero un’intensità superiore o diversa, come se ci tenessi in una maniera diversa, che non conoscevo, più viscerale. E la mia ricerca è stata proprio sul perché son stato turbato, sul perché son stato così coinvolto dal fare più fatica del solito ad accettarmi.

Ho sempre avuto una buona capacità di accettare i miei errori o i miei difetti, non in maniera passiva, ma di perdonarli e cercare di superarli, o almeno questa è stata la mia ricerca negli ultimi 8 anni. Da quando durante la mia prima partita con la calzamaglia mi son palleggiato sul piede facendo ritorno e bucando la tela sul ginocchio ho deciso che avrei dovuto superare le situazioni per poter continuare ad essere il timoniere mio e di chi mi sta intorno.

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E la mia reazione per questo mi ha reso pensieroso, mi ha posto una nuova sfida e un nuovo livello della quest. Nell’ultima settimana si è verificata una serie di eventi che mi ha fatto accendere il punto esclamativo sopra la testa e ha attivato i miei sensi di ragno: è stato un weekend emotivamente esauriente e ora vivo una settimana, o delle settimane, da cui ripartire, da cui costruire sulle emozioni contrastanti che ho provato, quelle emozioni che non mi danno un punto di ancoraggio chiaro. E’ come aver navigato cento mari ma trovarne uno nuovo, come se la fisica fosse cambiata in un minimo particolare e ogni azione abbia un effetto leggermente diverso, come se leggessi parole che conosco ma unite in frasi nuove, che ancora non capisco.

E’ emozionante, è stancante, e allo stesso tempo si inserisce in un paesaggio che è la mia vita di oggi molto diversa dal passato, adornata di più sentimenti, fatta di una ricerca continua e di una comunicazione incessante con me e con il circostante.

E’ un continuo conoscere e conoscersi in cui si inserisce qualcosa che si sta scavando sotto lo sterno e il suo suono, oggi, ha la voce dell’esperto spaziale dei Mogwai.

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