Ritratti – La magia trattenuta

seasculpture2

Isolato dal mondo, arroccato sulla scogliera, un villaggio di poche case vecchie dagli affreschi sbiaditi. Un Mont Saint-Michel allungato verso l’alto, un piccolo cilindro di civiltà ad affrontare il mare e le sue onde. Si eleva, si spinge a voler toccare le nuvole, a voler scappare dalla salsedine che attenta alla pittura del suo muro di case. Si arrampica su questo trespolo di roccia, si fonde con esso. Il vento prende voce suonando le fessure invisibili tra le case come i fori di un flauto.

Sopra ad esso un gabbiano sfida il cielo, le sue ali tremano affrontando le folate, così delicate e così forti insieme, lottano contro l’aria, le fanno resistenza. Il volatile attraversa il sole, si ingrandisce, affonda nelle nuvole di vapore, la nebbia lo divora e lo isola, la bruma lascia la sua umidità sulle sue piume, scivola su di esse.

gabbiano-controvento

Un mini mondo isolato nel suo mare, i vetri della boccia sono le sue colonne d’Ercole, un’isola che non verrà scoperta e non si scoprirà, un paesaggio trasportato solo dal vento.

L’istantanea però si muove e ha mille sfumature di colori, il suo originale monocromo cerca di tingersi, una brezza forma spirali di polvere colorata, come grattasse via la sbiaditura solo per un attimo, pulendo la visione e mostrando ciò che potrebbe essere: uno schizzo di notte; il blu profondo del suo cielo si schiarisce illuminandosi vicino al paese, una scintilla arde nella piccola e invisibile piazza della fortezza di abitazioni, le stelle sono granelli di zucchero scivolati da un cucchiaino disattento.

Il soffio porta via la polvere, allontana le onde, abbassa la marea e spazza via la vernice sgretolata. Un mondo vuole risorgere, ha umori contrastanti. La sua forza e tenacia, la sicurezza delle sue pareti, le unghie con cui si è aggrappato allo scoglio. Dal mare compaiono secche, una via che conduca al vetro, la teca non è più così robusta.

eye-of-god-space-1080x675

La visione viene risucchiata da un imbuto, come polvere magica della bussola d’oro si confonde in riflessi dorati, forma un’imbragatura, si allaccia alla schiena. Il corpo è in piedi, l’immagine proiettata alle sue spalle è alta più di tre metri, ha i contorni di una clessidra. La visione segue il vetro immaginario, è assorbita dalla gravità di quel corpo e si confonde sul profilo della figura. Apre gli occhi, un luccichio anima l’iride scura, un occhio senza sclera che riflette il cielo stellato. Qualcosa si muove, un’emozione, una coscienza. Quel volto concentrato si vuole rilassare in un sorriso, vuole rilasciare quella polvere magica.

La magia non è straordinaria per chi la maneggia ma è incredibile per chi, da fuori, assiste alla sua espressione.

Add a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *