Non è impossibile, non è utopia

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Spesso si pensa o si dice di volere un mondo migliore, pur non avendo un’idea precisa di cosa si cerchi. Il che non è per forza un male perchè si lascia all’Universo una certa libertà d’espressione e di creatività, non lo si delimita.
Si chiede un mondo migliore ma non si sa da dove partire.
Si chiede un mondo migliore, infine, ma si trovano scuse e problemi che lo rendano impossibile, utopico. All’interno di molte situazioni lavorative o comunque organizzate ci poniamo obiettivi di miglioramento, di qualità, di pensiero fuori dalla scatola; quando qualcuno si oppone alle nostre mire, perchè magari un miglioramento richiederebbe uno sforzo in più, cerchiamo spesso di dirgli di non cercare sempre problemi, di non fare un muro ma di cercare soluzioni, di pensare come se i problemi fossero risolti, di pianificare un modo per arrivarci anzichè cercare di tagliare il cambiamento prima che cresca, quando è ancora una pianta dallo stelo verde e sottile.
Eppure quando si parla di un mondo migliore i problemi posti son spesso gli interessi delle grandi aziende e, ancora più importante, la gente. Perchè un mondo migliore parte dalle persone che lo abitano e dalla loro mentalità. Un mondo migliore non può esserci senza un aumento del livello etico medio, senza eliminare il voler arraffare, voler fregare, voler ottenere di più per sé a scapito degli altri. A volte mi guardo intorno e anche io mi indebolisco di fronte a questo ultimo limite all’utopia perchè guardo, o immagino, famiglie e persone anche vicine a me che vedo non porsi neanche lontanamente il problema, che vedo non fare neanche il minimo sforzo, neanche il buttare la cartaccia nel cestino anzichè per terra. Come dice Boris Yellnikoff in “Whatever works”: hanno dovuto mettere toilette automatiche perchè non c’era da fidarsi che tutti tirassero lo sciacquone. Ed è tanto sconfortante quanto vero.
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Ma da dove partiamo, allora, per realizzare un mondo migliore? Come sempre, come in tutto, partiamo da noi. Siamo noi che dobbiamo fare il passo in più per iniziare il cambiamento. Siamo noi che dobbiamo andare il cosiddetto “extra mile”, cambiare noi stessi per cambiare ciò che ci circonda. Le nostre azioni, la nostra mentalità e la nostra percezione della realtà sono ciò che modifica il nostro mondo in primis. Siamo noi il motore, siamo noi i creatori di ciò che ci circonda, consapevolmente o inconsapevolmente.
E siamo noi che possiamo dare a chi ci circonda quello stimolo a fare, dopo di noi, il metro in più, a buttare il mozzicone nel secco non riciclabile anzichè per strada, a richiedere il giusto dal mondo e dagli altri.
L’energia, l’aria che ci portiamo dietro è il motore primo che può aiutare le persone intorno a noi a diventare migliori.
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Un sacco di volte mi perdo a pensare, qualche volta anche a spiegare, come vorrei fosse il mondo, ma la chiave di ogni mondo sostenibile possibile davanti a noi è il fatto che noi, suoi abitanti, che vorremmo un mondo senza guerre e senza povertà, senza malattie e senza infelicità, noi dobbiamo essere in grado di viverci e di mantenerlo.
E non è un’utopia, non è impossibile. Come dice Walter ne “Il grande Lebowski”: se lo vuoi con forza non è un sogno. Non c’è nulla di impossibile perchè dal momento in cui viene pensata quella cosa vive, esiste. Forse non qui, forse non ora, ma in un altro Universo, in un’altra realtà, in un’altra dimensione parallela o semplicemente diversa, quella cosa esiste e noi abbiamo agganciato la sua idea. E siamo noi a poterla creare, con il potere infinito che abbiamo. Non c’è nulla di impossibile per noi che siamo le vere divinità di questo mondo e della nostra realtà.

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