Ombre, luci e strade

Un mese fa, uscendo dal lavoro, pensavo che forse lavorare non mi pesasse perché uscivo e c’era ancora il sole, la giornata era ancora lunga e piena di tempo da impiegare. Non ero sicuro che sarebbe continuato così anche con l’accorciarsi delle ore e l’apprestarsi del tramonto.
Lì per lì avevo liquidato la cosa con un “mi piacciono tutte le stagioni”.
short life of shadow
Ora la mia sentenza sbrigativa è al test su strada: le ombre s’allungano prima, la luce del sole si indebolisce, la temperatura cala e la luna s’affaccia a spiarmi prima ogni giorno. I colori caldi del tramonto vivono il loro contrasto con l’aria fresca che fa breccia da ogni spiraglio nei miei vestiti, le nuvole grigie e azzurro acciaio smorzano la luce fin dalla prima mattinata.
E nello spettacolo di questa lotta tra luce e ombra, tra giorno e notte, subentra qualcosa in più, qualcosa che è il vero motivo per cui posso dire che mi piaccia questa stagione. Perché, come dice una canzone, “la luna muove maree e cuore umano”. E la notte cala già in prima serata, tra poco spegnerà anche il pomeriggio.
Anche quando andavo a scuola lo percepivo, tanto che le cose più impresse che vidimano le viscere dei miei ricordi hanno una luce da vespro di tardo autunno.
Le emozioni iniziano a cavalcare il mondo prima, come valchirie che attendono il coprifuoco per uscire in strada e proiettare le loro sagome sui muri delle case e lungo le vie di ciottoli e sanpietrini. E così formano un groppo, bloccano il respiro, il solo loro attivarsi produce un nodo là dove il collo si congiunge allo sterno.
E lo spettacolo messo in scena dalla luce e dalle vite che proseguono sotto i suoi colori alterati sono il condimento imperfetto che rende questa stagione così bella.

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