Elogio della sera

Le strade deserte spazzate da una lieve brezza, i contrasti aumentati dalle sfumature violacee delle nuvole che gonfiano ogni angolo, ogni spigolo delle case che costeggiano il marciapiede. Il paese sembra sotto coprifuoco, come se il giorno terminasse il turno dei vivi e la sera iniziasse il regno di creature più volatili, più leggere, invisibili. Un po’ come il popolo de La Città Incantata ma il cui unico segno di vita è rappresentato dal freschetto che riempie le vie di Porcia, di notte.
sera
Una strana leggerezza, una sensazione di specialità, una visione oltre lo skyline delle abitazioni in costruzione: un buio dal colore pieno, sporcato delle interferenze di altri colori scuri, rinchiuso in un cubo dalle pareti invisibili; una tonalità densa, quasi fisica, quasi liquida che si manifesta con spessore e compattezza oltre le sagome, più definite ancora, dei lampioni. Una vista che esalta la propria tridimensionalità, alludendo a un mondo in cui la sostanza di cui è fatta l’aria possa assumere nuove forme, nuove fisicità, e possa definire un nuovo paradigma di realtà e di arte.
Sì, mi piacciono le passeggiate di sera tardi a Porcia.

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